#arteecultura

Street Art 2.0

Nelle strade di Milano c’è un nuovo museo a cielo aperto, puoi passargli accanto, intorno, davanti ma se non sai che esiste non lo vedi, perché è un luogo, anzi tanti luoghi, in cui i soli occhi non ti bastano. «Quando tu racconti alle persone come funziona l’arte aumentata, e come devi utilizzare l’applicazione che serve a far animare i graffiti, ti guardano un po’ perplessi, poi puntano il cellulare verso il murales e io vedo i loro volti cambiare: sono piccole mosse quasi impercettibili, accenni di sorriso. Ecco, quello è il momento più bello, quella piccola magia inaspettata: so che loro la stanno vivendo». Le piccole magie sono le storie che prendono vita dai graffiti delle periferie milanesi, come burattini mossi dai fili invisibili della tecnologia: lucertoloni preistorici che attraversano i muri per inoltrarsi in giungle e foreste, o che si mordono la coda in loup, per ribadire in eterno la ciclicità del tempo. Sono visi di donne fissate dagli spray degli artisti a ridosso di un cavalcavia che scuotono i capelli e corrono per le strade di città immaginarie. 

Si chiama Maua, Museo di Arte Urbana Aumentata. È un museo gigantesco e diffuso e potenzialmente infinito che scorre nelle pareti della città. Grazie a un’applicazione, sviluppata dalla cooperativa “Bepart”, 500 graffiti milanesi sono stati “aumentati” dall’opera di artisti digitali. Ogni opera, inquadrata con lo smartphone, ne genera una nuova e si trasforma in un lavoro di digital art, creato per il museo grazie a tecnologie di realtà aumentata.

Jacopo Iaccarino è uno degli sviluppatori, accompagna le persone in itinerari attraverso la città e osserva i loro volti quando inquadrano un graffito: «È un’occasione per esplorare quartieri sconosciuti e per far nascere creatività e bellezza dove non c’erano. Maua è un progetto che coinvolge decine di artisti digitali ed è diventato un format per la valorizzazione delle periferie che funziona. Dimostra che ogni operazione artistica ne può generare un'altra e valorizza opere d’arte che non vengono mai connesse e raccontate». Il territorio non è solo sfondo ma è parte del quadro: un graffito a ridosso di una stazione può dare vita a una storia digitale dove un treno sferraglia lungo una prateria, una griglia di ferro può trasformarsi in un’angusta prigione. Nella mappatura dei graffiti sono stati coinvolti gli abitanti e le associazioni della zona «La street art è spesso legata alla vita del quartiere, te ne accorgi di continuo: poco tempo fa è spuntato sul muro del Giambellino un murales di Espi che raffigura Corto Maltese perché in quei giorni era morto un personaggio simbolo della zona, chiamato il Marinaio. L’artista lo ha omaggiato così». Nel Museo 2.0 di Milano è solo l’inizio della storia, il fermo immagine prima del movimento, in attesa che un altro artista ne scriva il seguito.

Bepart è una start up che vinto la prima edizione di IC Innovazione Culturale di Fondazione Cariplo. Il programma punta ad assistere l’imprenditorialità in un ambito culturale, sostenere l’avvio di attività creative e culturali e favorire la diffusione di servizi innovativi che migliorino la produzione e la fruibilità della cultura.

Le foto di questa gallery sono state scattate da Dario, Fedele, Traore e sono in mostra alle Gallerie d'Italia - Piazza Scala. Clicca qui per altre info > bit.ly/13storiedallastrada #riscatti

Gallery

correlate

arteecultura

003 Il posto Trotter Fedele DSC2195

Il posto più bello della mia città

La mappa della città che i bambini sognano: la storia di Alex e Julia
Leggi tutto